MATTEO SALVINI IN VIA POZZO: "BASTEREBBE POCO PER RENDERE LA CITTA' PIU' SICURA"

Ad attendere il segretario federale della Lega Nord al sit-in di via Pozzo, oltre a un nutrito gruppo di simpatizzanti, anche qualche contestatore. Salvini: «Sono disposto a collaborare con la vostra amministrazione: questo era uno dei quartieri più belli di Piacenza, ora so che ci sono risse e accoltellamenti»

Matteo Salvini visita in via PozzoMatteo Salvini in via Pozzo. Il segretario federale della Lega Nord è arrivato a Piacenza, nel pomeriggio del 13 novembre, per la seconda volta in pochi giorni per dare slancio alla campagna elettorale del Carroccio verso le elezioni regionali del 23 novembre prossimo. Dopo aver incontrato alcuni rappresentanti degli agricoltori nella sede di via Vaciago, Salvini – munito di felpa targata “Piaseinza” e accompagnato dal candidato presidente Alan Fabbri - ha partecipato al sit-in in via Pozzo, nel cuore del “quartiere Roma”, zona centrale della città spesso alla ribalta delle cronache per episodi di microcriminalità. Una volta sceso dalla vettura per incontrare candidati, leghisti, simpatizzanti e curiosi - sicuramente più di un centinaio di persone - un piccolo drappello di contestatori ha inveito contro il successore di Umberto Bossi. La contestazione – al grido di "Salvini vai a lavorare, non ti vogliamo qua" - non ha impedito al segretario di rispondere ai cronisti e dialogare con i presenti sulle problematiche del quartiere. Il leader ha discusso anche con Giovanna Ferrari dell’associazione “Amici dei Giardini Margherita e Merluzzo”.

 «Fino a vent’anni fa – ha spiegato Salvini ai cronisti - questo era uno dei quartieri più belli di Piacenza, ora basterebbe far rispettare le regole che già ci sono: gli orari di apertura e chiusura dei negozi ad esempio. Ho letto di accoltellamenti, risse, auto danneggiate, negozi danneggiati. Bisognerebbe far rispettare le leggi che ci sono in questo come in altri quartieri, non bisogna inventare niente di nuovo. Non è che ogni volta che uno fa una cosa in Emilia si può parlare di "provocazione": se ci sono accoltellamenti, giardini in degrado non frequentabili dalle mamme - ho decine di mail che mi manda la gente in cui mi dice che ha paura di uscire di casa alla sera – non solo è un mio diritto essere qua, ma un dovere. È un dovere essere qua come allo stesso tempo andare in Romagna, a Ferrara, a Reggio a Modena: se dobbiamo muoverci blindati è un problema. Chi non è d’accordo con me può dirmelo, senza sfasciarmi la macchina. Sono contento che oggi siano stati identificati dieci di quei soggetti che per quanto mi riguarda – Salvini si riferisce agli aggressori dei centri sociali al campo nomadi di Bologna - non li vorrei in galera ma li vedrei bene a fare del volontariato e qualche mese di servizio sociali con gli anziani e con i bambini, o a spalare un po’ di fango».

 «Io sono assolutamente per l’integrazione - ha proseguito nel suo intervento - ma l’immigrazione deve essere controllata e numericamente ridotta. L’integrazione c’è nei quartieri dove italiani e stranieri convivono pacificamente ma con numeri accettabili. Quando ci sono quartieri, a Piacenza come a Milano, che sono al 60, 70, 80 per cento in mano agli altri, non c’è integrazione possibile.  Bisogna far rispettare le regole, lo chiederò al sindaco, sono disponibile a collaborare con la vostra amministrazione comunale. La polizia locale non deve fare solo le multe ma far rispettare le regole, gli agenti devono essere nei giardinetti e ci deve essere qualche telecamera in più: non servono i milioni di euro per fare questo».

 A chi contesta cosa risponde? «Civilmente hanno tutto il diritto di farlo, quando la contestazione diventa attacco e assedio no. Però c’è tanta gente che non la pensa come me e sono ben contento di confrontarmi con tutti».  Oggi Alan Fabbri candidato presidente dell’Emilia-Romagna, domani Salvini candidato presidente del consiglio per il centrodestra? «Una cosa alla volta, una cosa alla volta – Salvini sorride, nda - intanto sono contento perché ho incontrato gli agricoltori piacentini con cui abbiamo parlato dei problemi di chi produce il grana, di chi coltiva il pomodoro e delle sanzioni contro la Russia che stanno massacrando interi settori economici. C’è tanta gente si sta facendo avvicinando a noi in Emilia, una terra considerata in modo scontato come “rossa”».



(articolo di Filippo Mulazzi - www.ilpiacenza.it)